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Linee programmatiche politiche giovanili

Audizione Ministro Melandri 6 Luglio 2006

Caro Presidente, cari colleghi,

vi ringrazio per avermi chiamato a indicare davanti alla Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati le linee programmatiche in materia di politiche giovanili del nuovo Ministero per le politiche giovanili e le attività sportive.

Il Ministero

Come ben sapete, è per precisa volontà del Presidente del Consiglio che, per la prima volta nella storia della Repubblica, l’Italia si è dotata di un Dicastero dedicato ai Giovani e allo Sport. Si tratta di una scelta importante, perché il Dicastero che ho l’onore di presiedere si colloca al fianco degli altri ministeri per i giovani e lo sport presenti in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea.

In Italia, come è noto, questo Dicastero nasce senza portafoglio (ma non senza idee) ed è per questo - per svolgere al meglio le funzioni in materia di sport e quelle di indirizzo e coordinamento in materia di politiche giovanili - che è mia intenzione arrivare al più presto alla creazione di una nuova struttura dipartimentale nell’ambito della Presidenza del Consiglio.

Ciò che intendiamo realizzare è una struttura di coordinamento ed indirizzo leggera, snella, versatile ed all’altezza del proprio compito. Ma nelle more della costruzione della macchina istituzionale abbiamo già avviato una ampia fase di ascolto e riflessione che ci consente già oggi di poter portare alla vostra attenzione il frutto delle prime concrete elaborazioni programmatiche e progettuali.

Personalmente sono convinta che l’unico modo sensato di guardare ai giovani è vederli come una risorsa, mai come un problema. Se vogliamo fare dell’Italia un Paese competitivo sul piano internazionale, dobbiamo invertire la rotta e scegliere di investire con forza sulla parte giovane del Paese, iniziando ad attrarre, sostenere e valorizzare le migliori energie creative dei nostri ragazzi.

Da questo punto di vista se è vero che, come ho detto, solo con questo Governo il nostro Paese si dota per la prima volta di un Ministero per le politiche giovanili, questo non significa certo che le politiche giovanili si trovino all’anno zero.

Le buone pratiche

Non sono all’anno zero le politiche delle istituzioni locali, regionali - tutte le regioni e le province autonome hanno deliberato provvedimenti specifici, e, al 2005, erano state censite più di 1300 leggi regionali sui giovani - provinciali e comunali, le quali hanno già al proprio attivo centinaia di esperienze di buone pratiche, alle quali il nuovo Dicastero può offrire quel raccordo e quel supporto tecnico che, nel rispetto delle singole identità, può costruire effetto-sistema e garantire la massa critica necessaria per acquisire peso strategico e non rimanere semplicemente isolati esempi virtuosi.

E di certo non è all’anno zero l’Unione Europea, che alle politiche rivolte ai giovani ha legato, con il Libro Bianco del 2001, una parte importante della realizzazione della strategia di Lisbona: “Investire nella gioventù significa investire nella ricchezza delle nostre società di oggi e di domani. Si tratta di una delle chiavi del successo per l’obiettivo politico definito dal Consiglio europeo di Lisbona: fare dell’Europa “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”.” 75 milioni di giovani – la cui condizione è oggi marcata spesso da un deficit di cittadinanza – animano la nuova Europa a 25.

Le priorità individuate nel Libro Bianco sono l’ampliamento della partecipazione alla vita civile della loro comunità e al sistema della democrazia rappresentativa e l’informazione, finalizzata alla crescita dei giovani in quanto cittadini attivi e responsabili. Nel marzo 2005, il Consiglio Europeo ha adottato un Patto europeo per la gioventù, il cui obiettivo principale è quello di migliorare l'istruzione, la formazione, la mobilità, l'inserimento professionale e l'inserimento sociale dei giovani europei, facilitando nel contempo la conciliazione fra la vita familiare e la vita professionale.

Con la creazione del nuovo Ministero, tutte queste politiche trovano, finalmente anche in Italia, un interlocutore strategico, in grado – tra le altre cose – anche di dare maggiore forza alla posizione italiana nell’accesso alle risorse comunitarie, che, per il solo programma “Gioventù in azione”, nel periodo 2007-2013, ammontano complessivamente a 915 Milioni di euro.

Questa funzione di coordinamento e di indirizzo ha l’ambizione di portare ad organicità i vari interventi oggi divisi tra diversi soggetti competenti, superando così le evidenti conseguenze negative della frammentazione. A questo proposito, mi permetto di portare alla vostra attenzione una riflessione circa l’opportunità e la necessità di stabilire una interlocuzione istituzionale tra Governo e Parlamento altrettanto organica e funzionale a un metodo di confronto che valorizzi una visione d’insieme delle politiche giovanili.

Questa visione complessiva e unitaria, che non dovrà mancare di orientare anche il disegno del Quadro strategico nazionale per le politiche di sviluppo 2007-2013, potrà, in seguito, consentirci di dare risposta, anche attraverso una Legge-quadro nazionale, alle esigenze di messa a sistema maturate sulla scia delle numerose esperienze che vedono le amministrazioni pubbliche, il terzo settore e i privati impegnati in iniziative significative per il comune obiettivo di garantire ai giovani il diritto al proprio futuro.

In questa stessa direzione e con lo stesso intendimento ritengo necessario aggiungere valore per i giovani attraverso gli spazi offerti da quegli importanti strumenti di intervento congiunto fra amministrazioni centrali, regioni ed enti locali che sono gli Accordi di Programma Quadro.

Non si trova certamente all’anno zero, infine, il mondo ricco e variegato dell’associazionismo giovanile, che conta più di 50 organizzazioni di dimensione nazionale e una galassia di aggregazioni locali, una vera forza trainante della società civile, in tutte le sue forme e caratteristiche, al quale è giunto il momento di dare – ed è questo un impegno prioritario per il nostro Ministero – maggiore ascolto, voce e sostegno.

Come vedete l’interlocuzione è ampia e riguarda un sistema composito, che va dalla Commissione Europea al piccolo ma attivissimo Comune di Genzano di Lucania (6012 abitanti) il primo comune che ha attivato il Servizio Informagiovani in Basilicata nel lontano 1992, dalle associazioni più grandi e di più antica data alle nuove forme di aggregazione dal basso, e del quale fa parte anche quella componente del mondo della ricerca socio-economica che ha costruito osservatori sui giovani. E questo confronto, già avviato nelle primissime fasi di vita del nuovo Ministero anche con esperienze già in atto in Europa (come quelle avviate in Spagna dal Governo Zapatero), ci ha incoraggiato ad esplorare la strada della messa a punto di un vero e proprio Piano Nazionale Giovani che contenga gli obiettivi, le priorità, le misure che oggi appaiono non più rinviabili e che costituiranno l’oggetto dell’azione di indirizzo e di coordinamento di questo Dicastero.

Piano nazionale Giovani

Voglio fare una premessa di carattere metodologico. E’ evidente che molti dei provvedimenti o delle proposte che citerò riguardano materie la cui competenza risiede presso altre Commissioni parlamentari. Ciò che mi preme però in questa sede è rappresentare alla Commissione Affari Sociali la caratteristica di organicità complessiva che intendiamo dare ad un Piano Nazionale destinato a 360° a promuovere le potenzialità dei giovani italiani.

L’ambiziosità di questo obiettivo presuppone nella sua ideazione e soprattutto nella sua realizzazione un gioco di squadra da parte dell’intero Governo, con il Ministero delle Politiche giovanili che si offre di svolgere il compito assegnatogli di indirizzo e coordinamento tra i Ministeri dell’Economia, dello Sviluppo Economico, della Solidarietà Sociale, del Lavoro, dell’Istruzione, dell’Università, della Famiglia, della Giustizia, ma anche dell’Innovazione Tecnologica o delle Comunicazioni.

Le poche settimane dall’avvio della nostra attività ci sono servite per individuare la prima ossatura del Piano Nazionale Giovani che ovviamente andrà arricchita anche grazie al proficuo apporto che arriverà - ne sono certa - dalle Commissione parlamentari competenti.

Tutte le proposte sono tenute insieme dall’idea della centralità dei giovani. Occorre creare le condizioni perché i giovani possano essere protagonisti della loro crescita e del loro futuro, fare esperienza di autonomia e responsabilità nel cammino verso l’età adulta. E’ questa attenzione che fa di un insieme di provvedimenti ed iniziative una vera politica per i giovani, che gli da unità e significato e individua insieme la finalità ed i presupposti di ogni specifica proposta. Ed è anche proprio per questo che il dialogo con il mondo giovanile è già per noi un obbligo che intendiamo mantenere durante tutte le fasi di impostazione e scrittura del Piano.

Illustrerò ora gli obiettivi del Piano alla cui definizione stiamo lavorando in queste settimane su impulso del Presidente Prodi, in stretto contatto con il Ministro Padoa Schioppa e che intendiamo realizzare come già detto in totale collaborazione con gli altri Ministeri competenti.

LAVORO

Un primo obiettivo è quello di agevolare l’accesso dei giovani al mondo del lavoro attraverso la riduzione del livello attuale di precarizzazione e la rottura dei colli di bottiglia che impediscono il loro accesso al mondo delle professioni.

Gli interventi sulla formazione di cui tratteremo immediatamente dopo, infatti, non possono prescindere da un’analisi corretta del rapporto, peraltro molto difficile, tra giovani e mondo del lavoro.

L’Italia ha il più basso tasso di occupazione giovanile in Europa. Lo ha ricordato nella sua Relazione il Governatore della Banca d’Italia, Draghi: per i giovani tra 20 e 29 anni il tasso di occupazione italiano è inferiore di 10 punti rispetto alla media europea.

Prioritario diventa il compito di mettere in opera azioni di contrasto alla condizione di marginalità e debolezza nel mercato del lavoro che contraddistingue i giovani e soprattutto le giovani donne, oggetto di vere e proprie discriminazioni di fatto.

Ciò è dovuto in larga misura al crescente fenomeno di precarizzazione dei rapporti di lavoro. Oggi la nuova occupazione è per due terzi precaria, atipica, instabile. Senza un lavoro stabile e degnamente retribuito i nostri ragazzi non riescono a lasciare la famiglia di origine e a costruirsene una propria; senza un lavoro stabile e degnamente retribuito le giovani coppie non trovano il coraggio di regalarsi la meravigliosa esperienza della maternità e della paternità; senza un lavoro stabile e degnamente retribuito le banche non consentono loro di accendere un mutuo per acquistare o anche solo affittare una casa, o più semplicemente un frigorifero, un televisore, una macchina.

La legge 30 (la legge Maroni) ha peggiorato questa situazione, disegnando una linea che va dalla flessibilità in entrata alla precarietà senza tempo.

Per questi motivi ritengo apprezzabile e condivido l’intenzione più volte espressa dal Ministro Damiano di intervenire mediante revisione della legge 30 sulle forme contrattuali più precarizzanti.

Analogamente per questo motivo condivido la circolare con la quale sempre il Ministro Damiano è intervenuto sulla delicata vicenda dei call center per ricondurre a chiarezza i criteri in base al quale questo tipo di prestazione lavorativa vada considerata propria di un lavoro autonomo o dipendente.

Sempre per questo motivo ritengo anche io che la normativa in materia di appalti di opere e servizi della Pa debba superare il criterio del massimo ribasso ed orientarsi verso una più netta prevalenza del criterio dell’offerta economicamente e socialmente più vantaggiosa e superare la possibilità per il general contractor di subappaltare anche fino al 100% dei lavori dando origine ad una catena ingovernabile di stazioni subappaltanti dentro la quale le responsabilità in ordine alla tutela dei diritti dei lavoratori si smarriscono.

Per questi motivi ritengo, infine e soprattutto, che nella definizione del provvedimento con cui il Governo interverrà sul cosiddetto cuneo fiscale si scelga anche un criterio di selettività premiando le imprese che stabilizzano i rapporti di lavoro. Si tratta evidentemente, infatti, di una misura che naturaliter premia i lavoratori più giovani.

Infine, accenno solo il titolo, il Ministro delle Politiche Giovanili sarà al fianco del collega Mastella nell’operazione di rimozione di quei colli di bottiglia che impediscono che nell’accesso alle professioni liberali oggi come oggi in Italia il merito venga valorizzato come necessario. Non penso ad una crociata contro gli Ordini professionali bensì ad un chiaro e moderno disegno di riforma, orientato da un intento di liberalizzazione e volto a migliorare la condizione dei consumatori e ad ampliare le vie di accesso alle professioni per quelle migliaia di giovani laureati che oggi in taluni casi trovano portoni sbarrati davanti a loro.

FORMAZIONE

E’ poi necessario sviluppare e valorizzare le competenze dei giovani sostenendo i percorsi formativi scolastici e universitari e, più complessivamente, l’attività di Ricerca.

Detto, infatti, degli interventi necessari sul lavoro è poi sul grande capitolo della formazione e del rapporto tra formazione e mondo del lavoro che è necessario esplicare una concreta attività propositiva per ristabilire i ponti tra i due ambiti.

Il valore del titolo di studio in Italia sta diminuendo. Riparto ancora una volta dai dati. In Italia secondo i dati Eurostat il tasso di disoccupazione dei giovani tra 20 e 29 anni è pari al 24% tra i laureati, 13% tra chi ha un titolo di studio medio e 10% tra chi ha un titolo di studio basso. Situazione che è completamente diversa in Europa con il 9,3% di disoccupati tra i laureati, 14% tra chi ha un titolo medio e 20% tra chi ha un titolo basso.

Gli strumenti possibili a cui pensare sono vari e diversi. Si deve partire dal rafforzamento della rete di orientamento dei giovani nella scelta dei percorsi universitari da intraprendere. Salta infatti agli occhi la sproporzione esistente tra il numero di diplomati dei licei tecnico-scientifici ed il numero di quelli che poi si iscrive alle facoltà tecnico-scientifiche. Una recente indagine ci dice, inoltre, che rispetto alle scelte future, il 50% dei ragazzi italiani tra i 15 ed i 19 anni esclude di iscriversi a facoltà scientifiche, il 29% ci sta pensando ma poi non lo fa, mentre solo il 18% è sicuro di questa scelta. Tra le motivazioni spicca il giudizio negativo sulla qualità dell’insegnamento delle materie scientifiche nelle scuole superiori.

Esiste poi la necessità della strutturazione di un sistema di stages che garantisca effettivamente, anche più di quanto non accada ora, ai giovani universitari di incontrare il mondo del lavoro. Mi sia anche consentito qui fare un piccolo inciso proprio su questo punto dicendo che è utile cominciare a ragionare sull’estensione dello strumento degli stages anche nei confronti dei ragazzi tra i 16 ed i 18 anni, concependolo naturalmente aldifuori delle forme di inserimento al lavoro e dei calendari scolastici come esperienze formative utili per i ragazzi per cominciare a familiarizzare con gli ambienti lavorativi.

Ma penso anche all’erogazione di borse di studio, in particolar modo nelle materie scientifiche ed alla promozione di un vero e proprio Programma a sostegno degli studi avanzati che preveda borse di studio e finanziamenti a tasso agevolato destinati a consentire ai giovani di mantenersi agli studi universitari e postuniversitari senza gravare eccessivamente sulle loro famiglie. Come accade già in altri paesi, soprattutto anglosassoni o dell’Europa continentale e del Nord, attraverso le agevolazioni nell’accesso al credito il Paese deve dare dimostrazione ai suoi giovani che scommette ed investe sul loro futuro.

Dobbiamo anche aumentare la mobilità dei giovani studenti italiani. Il Programma di Scambio Erasmus incontra sempre maggiore consenso tra i giovani europei e si è rivelato negli anni come uno dei principali strumenti volti a favorire la mobilità e la reciproca conoscenza dei giovani cittadini dell’Unione. Tuttavia le sue possibilità di ulteriore sviluppo in Italia sono ancora limitate ed andrebbero, al contrario, estese ad esempio attraverso un Programma quadriennale finalizzato ad integrare le borse di studio e a sostenere le Università in grado di organizzare corsi in lingua inglese al fine di incrementare la domanda di scambi da parte delle Università straniere.

Penso infine a sovvenzioni per l’apprendimento delle lingue straniere sottoforma di contributi a fondo perduto o detrazioni dal reddito (della famiglia o proprio) fino alla previsione di forme di detrazione o deduzione fiscale per l’acquisto di libri per i giovani.

Da questo punto di vista un passaggio ineludibile per rinforzare il raccordo tra formazione e mondo del lavoro è la ripresa dello strumento del cd. “prestito d’onore” (legge 608 del 1996 modificata dal D.Lgs 185 del 2000) che io ritengo vada opportunamente modificata nelle finalità, con estensione alle attività di specializzazione in campo formativo, e negli attuali sistemi di erogazione.

CASA

Sono noti i problemi che i giovani incontrano, soprattutto nelle grandi città, nel reperire a costi contenuti immobili da acquistare o prendere in affitto.

Personalmente ritengo che la strada principale da percorrere – seguendo alcune buone pratiche già sviluppate da alcuni Enti Locali come nel caso del Comune di Roma - sia quella di favorire l’accesso al credito dei giovani fino a 35 anni, ed in particolare dei lavoratori atipici, mediante la costituzione di idonee forme di garanzia o sotto forma di integrazione al pagamento del mutuo. Penso poi a misure per il sostegno al pagamento dell’affitto, per l’accesso all’edilizia popolare, e ad agevolazioni fiscali connesse all’affitto di immobili a giovani.

Voglio dirlo così ed in questo modo: gli strumenti del favore fiscale - detrazioni o deduzioni che siano – in questo come in altri campi di cui tratterò successivamente possono essere i grandi alleati delle politiche giovanili. E quanto più saremo in grado di dimostrare che, conti alla mano, il minor gettito comportato da questo tipo di misure è però in grado di far muovere i giovani italiani e, con loro, anche l’economia del Paese, tanto più facile sarà privilegiare questo tipo di misure come leve fondamentali delle politiche giovanili.

Tornando al tema casa, io sono convinta che il valore di un intervento del genere sia notevole e non mi riferisco solo all’ampliamento della sfera dei diritti della popolazione giovanile italiana ma anche all’effetto di trascinamento vorrei dire “keynesiano” sull’intera economia nazionale – dal punto di vista dell’attivazione del ciclo dei consumi privati - dell’effettiva introduzione di strumenti in grado di aiutare i ragazzi italiani ad uscire dalla casa dei genitori presto e possibilmente con il sorriso sulle labbra e maggiori certezze in mano.

Secondo l’Istat (dati 2003), i giovani fra i 25 e 34 anni, celibi e nubili, che vivono con almeno un genitore sono 3.852.442 (il 60% circa dei quali maschi). Sempre secondo l’Istat, avrebbero “probabilmente” o “certamente” intenzione di lasciare la casa di origine entro i prossimi tre anni, rispettivamente, 1.905.374 e 555.969 giovani (dati 2003). Dalla stima sono escluse le giovani coppie sposate che vivono a casa di una delle due famiglie di provenienza quindi si tratta di una stima per difetto.

Che cosa succederebbe, in termini di acquisto di beni durevoli, se una quota di queste ragazze e ragazzi avesse l’opportunità di mettere su casa?

Abbiamo immaginato di dover arredare una casa di piccola metratura composta di cucina, bagno, camera da letto e soggiorno con gli elementi: tavoli, sedie, letti, materassi, frigoriferi, biancheria per la casa, elettrodomestici vari. In base alla stima dei prezzi medi e facendo la media fra diverse possibili combinazioni abbiamo calcolato una spesa individuale di poco inferiore ai 5000 euro.

Se tutti i giovani che hanno dichiarato la propria intenzione di uscire certamente di casa riuscissero a realizzare il proprio desiderio, l’acquisto di beni durevoli non sarebbe inferiore a circa due Miliardi e mezzo di Euro. Se includessimo anche quelli che hanno dichiarato probabile la loro uscita, aggiungeremmo circa altri nove Miliardi di Euro.

Se invece ipotizzassimo l’uscita di casa di quote diverse di giovani oggi ancora a casa dei propri genitori – a prescindere dalle loro intenzioni dichiarate – il volume di spesa per l’acquisto di beni durevoli sarebbe stimabile da un minimo di 906 Milioni di Euro (se uscisse il 5%) a un massimo di 18 Miliardi di Euro (se uscisse, per assurdo, il 100%).

Insomma con una battuta mi viene da dire che c’è un tesoro nascosto dentro casa di mamma e papà.

DISUGUAGLIANZA DIGITALE

Riteniamo che un’ulteriore linea di azione sia quella volta ad agevolare la partecipazione dei giovani alla Società dell’Informazione, riducendo il cosiddetto digital divide (software, hardware, banda larga e accesso alla Rete) e ad estendere il loro diritto alla cultura.

L’acquisizione di competenze informatiche sempre più sviluppate e sofisticate si pone come un passaggio ineludibile della formazione dei giovani di oggi.

E sempre di più il possesso di competenze e cultura informatica sta diventando un nuovo metro di valutazione di nuove forme di esclusione sociale, il cosiddetto digital divide.

Esistono Paesi come l’Islanda o la Svezia in cui il 98% degli studenti usa la Rete almeno una volta alla settimana. Invece solo due terzi degli studenti italiani usa abitualmente la Rete ed il 19% di loro non l’ha mai usata. Inoltre “l’ignoranza informatica” costa all’Italia quasi 19 Miliardi di Euro l’anno, costo determinato dal tempo produttivo perso dai dipendenti sui luoghi di lavoro per risolvere problemi informatici ai quali non si riesce a porre rimedio proprio per mancanza di una adeguata alfabetizzazione informatica.

Lo stato di vero e proprio “analfabetismo informatico” in cui versa una larga parte (59%) della popolazione – anche giovane – italiana va combattuto, anche perché dispone, da un lato, a consumi spesso inutili di tecnologie e dall’altro e opposto lato alla inutilizzazione o sottoutilizzazione di tecnologie che avrebbero invece enormi potenzialità, dall’altro ad essere catturati dalle forme meno intelligenti e spesso addirittura più pericolose di attività in rete. Sono di pochi giorni fa, ad esempio, i dati allarmanti sulla diffusione dei giochi d’azzardo e delle scommesse online fra giovani e minorenni.

In tal senso vanno implementate – in tal senso il Ministero per l’Innovazione tecnologica e quello delle Comunicazioni sono i principali interlocutori - le iniziative già attuate negli ultimi anni (“Un computer ai Giovani” o “Un cappuccino per un Pc” sospeso peraltro dal giugno di quest’anno per esaurimento dei fondi) estendendone il campo di applicazione dall’acquisto delle macchine (hardware e software) a quello dell’acquisizione delle competenze e, più in generale, della crescita della cultura informatica del nostro Paese.

Strumenti possibili per favorire nei giovani un esercizio sempre più ampio e consapevole di capacità informatiche solide possono essere inoltre l’erogazione di prestiti a tasso agevolato a giovani per gli abbonamenti a servizi di connessione a banda larga e, più in generale, per l’acquisizione di competenze informatiche e lo sviluppo ed aumento dei nodi di connettività e di accesso pubblico alla Rete, per esempio attraverso la rete delle biblioteche pubbliche o quella, peraltro già capillarmente diffusa e dotata di connessioni veloci, delle ricevitorie del Lotto.

Quanto all’estensione, invece, del diritto alla cultura, appare opportuno sostenere la formazione e lo sviluppo delle competenze culturali dei giovani anche attraverso percorsi extra-curricolari con la previsione di strumenti sul modello della cosiddetta Carta Giovani da realizzare su base convenzionale con gli operatori del mondo dell’offerta culturale ed in accordo con gli Enti Locali, che consentano un accesso facilitato dei giovani alle varie forme di espressione della cultura.

Iniziative in raccordo con il Ministero dei Beni Culturali e gli Enti Locali dovranno poi riguardare la promozione della creatività giovanile non solo in campo artistico ma anche in tutti i campi della cultura materiale. Da questo punto di vista traggo dalla mia precedente esperienza di Ministro per i Beni e le Attività Culturali la convinzione che una leva di notevole impatto sia quella fiscale. Penso ed immagino, infatti, un articolato sistema di favore fiscale nei confronti dei giovani artisti e creativi e di chi ne sostiene l’opera, fino ad immaginare la possibile trasformazione dell’Italia in un Hub Culturale, un vero e proprio paradiso fiscale non per evasori ma per giovani ricchi di una potente vitalità creativa. Ma penso a strumenti volti a favorire lo sviluppo da parte delle grandi imprese nazionali di un mecenatismo diretto specificamente ai giovani creativi.

RAPPRESENTANZA E PARTECIPAZIONE

Risulta poi necessario favorire la partecipazione dei giovani alla vita civile dell’Unione, del Paese e delle comunità locali e sviluppare la rappresentanza.

Esiste la possibilità, come già alcune esperienze realizzate negli ultimi anni hanno dimostrato, di dare vita a forme di vera e propria mobilitazione civile delle energie giovanili, soprattutto tra i giovani della fascia di età compresa tra i 15 ed i 20 anni, su temi di grande valore sociale come la solidarietà e la cooperazione internazionale, la convivenza multiculturale e la difesa del patrimonio ambientale e culturale del Paese. Su questo fronte il Ministero ha la intenzione di proporsi come raccordo di esperienze già in essere e di soggetti già attivi. Abbiamo assistito in questi anni, con il nuovo servizio civile volontario, ad una straordinaria esperienza di protagonismo dei giovani. Inserito nella vita e nelle attività di enti pubblici e del privato sociale, il servizio civile è occasione di sperimentare autonomia e responsabilità, di vivere la solidarietà, di educazione alla cittadinanza. E’ anche, il servizio civile, esperienza di incontro fra generazioni, di scoperta dei bisogni e della ricchezza del proprio territorio; è un modo di mettere alla prova le proprie conoscenze e capacità, di acquisire competenze utili all’inserimento nel mondo del lavoro. Un’esperienza, come fu quella degli obiettori di coscienza, che si traduce in una singolare forma di “difesa della patria” o di “patriottismo gentile”.

So che il collega Ferrero intende ripensare, con l’apporto degli enti e dei giovani, alcuni meccanismi del servizio civile nazionale: sono convinta che la riflessione debba essere comune, se è vero, come credo, che il servizio civile rappresenta non solo un supporto prezioso per il sistema dei servizi sociali, della protezione ambientale e della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, ma anche un luogo privilegiato delle politiche giovanili.

Al tema della partecipazione è indispensabile aggiungere, poi, anche il tema della rappresentanza. L’Italia è l’unico paese in Europa a non essersi dotato di una vera struttura di rappresentanza delle giovani generazioni. Occorre quanto prima superare questa situazione attraverso la costituzione del Consiglio nazionale dei Giovani - come peraltro contenuto in alcune proposte di legge della scorsa legislatura - che consenta di avere una sede di rappresentanza per le varie realtà del nostro paese e che permetta la presenza del mondo giovanile italiano nel Forum Europeo della Gioventù organismo consultivo dell’Unione Europea. Intendiamo naturalmente operare in questa direzione valorizzando le esperienze più significative già esistenti - a partire dal Forum Nazionale dei Giovani - e stimolando la diffusione di forme di partecipazione a livello locale.

Gli strumenti Finanziari

Come vedete, già da una prima stesura emerge l’ampiezza di un Piano coordinato di politiche destinate ai giovani. Per la realizzazione di tutte le linee di intervento che ho elencato e racchiuso all’interno del progetto di Piano nazionale è evidente che si pone poi un problema di reperimento di risorse.

Aldilà degli strumenti di finanziamento già previsti da leggi specifiche di grande rilievo per molti di questi temi e della necessità di individuare già nei prossimi importanti provvedimenti di carattere economico e finanziario del Governo – a partire dalla prossima legge Finanziaria - adeguate risorse, deve considerarsi di rilievo, fra le misure prese nel Consiglio dei Ministri di venerdì scorso per il rilancio economico e sociale del paese, l’approvazione di una norma che prevede l’istituzione di un “Fondo per le politiche Giovanili”.

Tale Fondo, al quale è stata assegnata la somma di 3 milioni di euro per il 2006 e di 10 milioni di euro a decorrere dall’anno 2007, ha la funzione di promuovere il diritto dei giovani alla formazione culturale e professionale e di consentire il loro inserimento nella vita sociale anche attraverso interventi volti ad agevolare il loro diritto all’abitazione nonché a facilitare il loro accesso al credito per l’acquisto e l’utilizzo di beni e servizi (art. 19 del D.L. 4 luglio 2006, n. 223). Presto, in accordo con le Regioni e gli enti territoriali, saranno regolamentate le modalità di funzionamento del Fondo.

Altri settori di intervento Oltre al Piano di azione per i Giovani, restano vasti i settori di intervento sui quali questo Ministero intende operare e che possono essere oggetto dell’attività istituzionale di questa Commissione.

Sport

Primo tra tutti c’è il grande tema di come incoraggiare la pratica sportiva diffusa. L’attività sportiva agonistica praticata da quasi tre milioni e mezzo di iscritti alle Federazione sportive continua a darci infatti mille soddisfazioni - e non mi riferisco solo a quelle che ci sono arrivate fino ad oggi dalla Germania. Ma la platea di riferimento del “Ministero dello Sport” è ben più ampia ed è costituita da quei circa 33 milioni di italiani che nel 2005 hanno dichiarato di aver effettuato pratica sportiva continuativa (12 milioni circa) o discontinua (21 milioni).

Ho più volte detto che è intenzione nostra istituire quanto prima il Tavolo Nazionale per lo Sport, la sede istituzionale permanente alla quale verranno chiamati a partecipare tutti i soggetti oggi coinvolti nel governo dello sport.

Il Coni prima di tutto in tutte le sue articolazioni ed il Movimento Paralimpico, gli Enti di promozione sportiva e poi le Regioni, a cui il titolo V della Costituzione oggi affida un ruolo decisivo in materia di sport, gli Enti Locali e naturalmente i Ministri a vario titolo coinvolti nella materia a partire da quelli della Salute, dell’Istruzione, dell’Università e degli Affari Regionali. Compito del Tavolo sarà innanzitutto quello di istruire le linee di un intervento complessivamente rivolto alla crescita dello sport di base e della pratica sportiva diffusa ed amatoriale.

Ho fatto quest’ampia premessa per dire che complessivamente lo sport costituisce un efficacissimo e potente strumento per accrescere il benessere dei cittadini, a partire proprio dai più giovani. La cosiddetta “alfabetizzazione corporea ed emotiva” è fondamentale nelle fasi di crescita dei bambini più piccoli. L’abitudine alla pratica sportiva aiuta a promuovere buoni stili di vita e a prevenire concretamente tante malattie. Aiuta a promuovere anche la sicurezza alimentare, aiuta le persone anziane a star meglio.

Ma non solo. Lo sport può essere uno straordinario veicolo per superare molte forme di disagio sociale o di vera e propria disabilità fisica o psichica come ad esempio dimostra la vitale esperienza del Movimento Paralimpico Nazionale. Insomma, lo sport rappresenta per questo Governo un pezzo importante del processo di costruzione della cittadinanza sociale ed un capitolo importante delle politiche pubbliche. Un tassello fondamentale di un moderno sistema di Welfare.

Ecco perché – insieme con il Ministro della Salute Livia Turco - riteniamo che la pratica sportiva debba costituire un capitolo importante del Piano Sanitario Nazionale. Ed ecco anche perché dobbiamo dotarci di strumenti specifici per combattere l’allargamento sempre più preoccupante del ricorso a sostanze dopanti anche al di fuori degli eventi e delle discipline agonistiche e – cosa ben più grave – nelle migliaia di palestre frequentate da milioni di italiani, soprattutto di giovani italiani. Ciò comporta una modifica alla legislazione italiana per il contrasto al doping (legge n. 376 del 2000) dovendo l’Italia ratificare la Convenzione UNESCO firmata lo scorso ottobre a Parigi durante la Conferenza Generale dell’Organismo. La legge del 2000 è una legge di cui vado personalmente fiera perché ha collocato l’Italia sulla prima linea della lotta al fenomeno del doping nelle competizioni sportive e sono felice che nella scorsa legislatura si sia resistito ai tentativi di fare tornare l’Italia indietro in questa lotta ma adesso bisogna andare avanti rispetto alle sue previsioni estendendole a tutta la pratica sportiva non solo allo spaccio ed all’uso di sostanze dopanti nelle manifestazioni agonistiche.

Disagio giovanile

C’è poi il tema del disagio giovanile. Esiste una zona d’ombra che intrappola una parte dei giovani, in Italia come in Europa, in situazioni negative (si parla di vuoto, smarrimento, di solitudine, di vita bassa), quando non di autentico disagio, sofferenza (pensiamo ai disordini alimentari), comportamenti autodistruttivi.

Il suicidio è la seconda causa di morte, per i giovani, dopo gli incidenti stradali. I soggetti più a rischio di dipendenze e pluridipendenze o addirittura vera e propria devianza sono i maschi tra i 15 e i 24 anni. Nel 2005, c’erano in Italia 27.000 detenuti, poco più del 45% del totale, di età compresa fra 18 e 34 anni. Altri giovani, il cui numero più o meno corrisponde a un decimo dei detenuti, beneficia di misure alternative. Nello stesso anno, i minori segnalati per avere commesso un reato erano 21.600.

E’ proprio nei confronti di quella parte dei giovani che è più fragile e più esposta di qualsiasi altro soggetto sociale al rischio della povertà e del disagio che questo Dicastero si impegna a sostenere – di concerto con gli altri Ministeri competenti - quelle politiche attive e proattive di prevenzione psico-sociale che già molti soggetti, sulla scia di incoraggianti esperienze internazionali, praticano a livello locale.

IL RAPPORTO ANNUALE SUI GIOVANI

Non è facile ricostruire un quadro unitario e dinamico del mondo giovanile in base al modo in cui è organizzata oggi l’offerta di informazioni statistiche e socio-economiche. Per queste ragioni è mia intenzione promuovere la redazione di un Libro bianco sui giovani, quale base analitica e diagnostica del Piano di azione giovani, e, a scadenza annuale, un rapporto sulla condizione giovanile in Italia che segua da vicino l’attuazione del piano e i suoi effetti. Per il rapporto annuale intendo avvalermi della collaborazione di tutte le strutture e i soggetti della ricerca pubblica e privati che già sono attivi, sebbene spesso su singoli aspetti e con una visione necessariamente settoriale, in questa materia.

Onorevoli colleghi, come vedete le possibili linee di intervento politico e normativo in materia di politiche giovanili sono molteplici e direzionate verso molteplici obiettivi. Ciò che mi premeva in questo primo e sicuramente parziale appuntamento era cominciare con voi a mettere a fuoco le linee di un intervento che complessivamente ci aiuti a definire un’azione politica concertata tra Governo e Parlamento che si muova con l’intento di rendere l’Italia un Paese un po’ più amico dei suoi giovani.

Sono sicura che la collaborazione e l’apporto propositivo che arriverà da questa Commissione sarà straordinario e per questo anticipo in apertura di Legislatura la mia grande gratitudine.

Written By: xenia
Date Posted: 10/08/2006
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