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'E chi ce tocca 'a nuje

I pugni stringevano impotenza, gli occhi piegavano strali e piccinerie abusate.

In via Statt'accorto ca ccà co' cose po' succere
abitava Titina Solleone con la mamma Boscaiola, 'e nu pizzico 'e carezza
e con il fratello Marcello qual è 'o problema?
Titina Solleone, stendeva il bucato e sognava di ritornare a scuola,
di riprendere il corso di teatro con il prof. Gaetano, ca parlamme 'a ffà,
Da Marcella, cchiù bella nun se po'
Titina Solleone aveva saputo che
nel suo ex istituto si sarebbe svolto il progetto "Scuole Aperte"
ma per lei
le porte si erano chiuse a triplice mandata quattro mesi prima
con la morte del padre.

La famiglia 'E chi ce tocca 'a nuje era sempre stata unita. Il padre ve tenego dinto all'anema, pur non essendoci nel quotidiano, poichè lavorava a Torino come operaio specializzato, quando tornava a casa era una festa, una congiunzione di piccole e grandi cose che, promanavano in ogni angolo, in ogni poro come afrore di vita su vita. I sentimenti in casa 'E chi ce tocca 'a nuje si fondevano con la superficie delle cose senza ledere la radice, ma esaltandone la qualità intrinseca dell'esserci nell'incedere possimità al sogno.

Ma, in casa 'E chi ce tocca 'a nuje era succeso qualcosa dal gusto aspro e crudo. Una prefica certezza che in tutto e in niente condensava l'impensato, l'imponderabile. Il padre ve tengo dinto all'anema, quattro mesi prima, era stato vittima di un incidente mentre stava svolgendo un sopralluogo, in un cantiere della Torino industriale, un attimo dopo era stato colto da un capogiro su un praticabile privo delle basilari e fondanti norme di sicurezza e, nel cercare un sostegno, era scivolato con il piede e caduto da un quinto piano senza ascensore, spappolandosi a terra come uno yogurt ancora buono, saporito, nutriente, onesto, padre di famiglia e ciuccio di fatica.

La famiglia 'E chi ce tocca 'a nuje era caduta in disgrazia, ma la tragedia vera di lì a poco si sarebbe presentata sotto mentite spoglie, con tutto il suo puzzo di carogna.

Titina Solleone, capì in un attimo di essere entrata di diritto nella tabella della povertà più nera, ispida e lancinante come una ferita. Furono giorni plumbei, feroci e di disperata ansia, di porte bussate e di risposte equivoche. I tre dell'ave maria non sapevano più che fare.

 


Written By: empatia 'a sora cucina 'e sabatino
Date Posted: 08/10/2007
Number of Views: 503

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